Il primo errore: aspettare
Quando una piattaforma blocca i prelievi, chiede nuove somme o smette di rispondere, il tempo diventa rilevante. Il sito può sparire, il dominio può cambiare, i gruppi possono essere cancellati e i promotori possono sostituire profili e numeri.
Il primo comportamento utile è salvare le prove, non negoziare all’infinito con il presunto consulente.
Perché la denuncia non deve essere generica
L’atto dovrebbe collegare cronologia, pagamenti, comunicazioni, soggetti, piattaforme, elementi di inganno, blocco dei prelievi, nuove richieste economiche e danno. Il punto non è scrivere molto: è rendere verificabile ogni passaggio.
Hai cercato il nome della piattaforma seguito da “truffa”?
La ricerca online è solo un primo segnale e non basta, da sola, a qualificare una piattaforma. Occorre verificare il dominio esatto, la società indicata, il beneficiario dei pagamenti, le autorizzazioni dichiarate, gli eventuali warning delle autorità e la catena concreta dei trasferimenti.
Recensioni, screenshot e nomi commerciali possono essere copiati o modificati. Conserva quindi URL completi, date, email, numeri, coordinate bancarie, wallet e documenti ricevuti. Evita di attribuire pubblicamente condotte fraudolente a soggetti specifici senza una base documentale verificata.
Allegati prioritari
- URL e screenshot con data;
- chat esportate, email e numeri;
- ricevute bancarie e carte;
- estratti exchange;
- wallet address e transaction hash;
- documenti, contratti e KYC;
- eventuali warning o riscontri su registri istituzionali;
- denuncia già presentata.
Contenuto informativo generale. Non sostituisce l’esame degli atti, il calcolo dei termini né una consulenza sul caso concreto.