Le truffe online legate a investimenti falsi non si presentano sempre nello stesso modo.

A volte il cliente viene contattato da un presunto consulente. Altre volte arriva su una piattaforma tramite pubblicità online, social network, gruppo Telegram, messaggio WhatsApp, falso articolo giornalistico o video promozionale.

Il meccanismo, però, segue spesso una struttura ricorrente: primo versamento basso, dashboard professionale, profitti apparenti, pressione a investire di più, blocco dei prelievi e richiesta di ulteriori somme.

In questi casi il ruolo dell’avvocato penalista non è promettere il recupero del denaro. Il primo compito è verificare se il caso è documentabile.

Il racconto non basta

Molti clienti arrivano con un racconto dettagliato ma pochi documenti ordinati. Questo è un problema.

Nel contesto delle truffe online, la prova va costruita attraverso chat, email, ricevute, bonifici, wallet, transaction hash, screenshot, URL, dashboard, contratti, documenti KYC, numeri telefonici, profili social, link affiliati ed eventuali warning o provvedimenti di autorità.

Senza questi elementi, il caso rischia di restare una narrazione non verificabile.

Chat WhatsApp e Telegram

Le chat sono spesso la parte più importante. Devono essere conservate integralmente, non solo con screenshot selezionati. È preferibile esportare la conversazione, mantenendo data, ora, numero, nome del contatto e contenuto dei messaggi.

Le chat servono a dimostrare chi ha avviato il contatto, quali promesse sono state fatte, quali istruzioni di pagamento sono state date, se sono stati prospettati rendimenti, se sono state esercitate pressioni, se sono state richieste ulteriori somme e come è stato giustificato il blocco dei prelievi.

Vanno conservati anche vocali, immagini, documenti inviati, link e numeri telefonici.

Bonifici e pagamenti con carta

Se il cliente ha pagato con bonifico o carta, occorre raccogliere ricevute, date, importi, IBAN destinatari, intestatari, causali, banca utilizzata ed eventuali comunicazioni successive con l’intermediario.

È importante capire se i pagamenti sono stati fatti verso la piattaforma, verso soggetti terzi, verso società apparentemente non collegate o verso conti esteri. Il flusso del denaro deve essere ricostruito in modo cronologico.

Exchange, wallet e transaction hash

Quando entrano in gioco le criptovalute, servono elementi tecnici minimi. Non basta dire: “Ho mandato crypto”.

Occorre individuare exchange utilizzato, wallet mittente, wallet destinatario, data della transazione, importo, asset trasferito, transaction hash, eventuali conversioni, eventuali bridge o passaggi successivi, screenshot dell’operazione ed email di conferma dell’exchange.

Il transaction hash è essenziale perché consente di identificare la transazione sulla blockchain. Senza hash, la ricostruzione diventa più fragile.

Dashboard e profitti simulati

Le piattaforme abusive spesso mostrano guadagni apparenti. La dashboard può indicare capitale investito, rendimento, saldo disponibile, operazioni simulate, bonus, commissioni, richiesta di deposito e blocco dei prelievi.

Questi elementi devono essere salvati con screenshot completi, preferibilmente con URL visibile e data. È utile documentare anche eventuali tentativi di prelievo e le risposte ricevute.

Documenti KYC inviati

Molte piattaforme chiedono documento di identità, codice fiscale, selfie, prova di residenza o altri documenti. Questo dato non è secondario.

Chi ha inviato documenti personali potrebbe essere esposto anche a rischi ulteriori: uso indebito dell’identità, apertura di account, ulteriori tentativi di frode, contatti successivi da falsi operatori di recupero.

Attenzione alle false società di recupero

Dopo la perdita, molte vittime vengono contattate da soggetti che promettono di recuperare il denaro. Spesso si tratta di un secondo livello della frode.

Il segnale tipico è la promessa di recupero certo dietro pagamento anticipato. Uno studio legale serio non promette il recupero delle somme. Può analizzare documenti, verificare dati, predisporre denunce, chiedere conservazione di informazioni e valutare responsabilità, ma non garantire risultati.

Cosa chiedere all’avvocato

Il primo incontro dovrebbe servire a capire se il caso è documentabile, quali prove esistono, quali prove mancano, se la piattaforma risulta autorizzata o segnalata, se vi sono soggetti identificabili, se i pagamenti sono ricostruibili, se è utile presentare denuncia o integrare una denuncia già presentata e se occorre interloquire con intermediari.

Conclusione

Nelle truffe online e negli investimenti falsi la differenza la fanno i documenti. Chat, bonifici, wallet, transaction hash, URL, dashboard e comunicazioni permettono di trasformare una perdita economica in un fascicolo ordinato. Il primo obiettivo non è promettere il recupero delle somme. Il primo obiettivo è capire se la vicenda è ricostruibile, quali elementi possono essere allegati e quali iniziative possono essere realisticamente valutate.

Prima di procedere

Lo Studio non promette il recupero delle somme. L’attività consiste in analisi documentale, verifica autorizzazioni, ricostruzione probatoria, conservazione delle prove digitali, predisposizione di denuncia o integrazione e valutazione delle responsabilità.